Alla scoperta dei vicoli saraceni

Dopo aver visitato le chiese, visto le spiagge, trascorso una giornata ai Poseidon e mangiato in uno dei tanti ristoranti del centro, indossate scarpe comode e andate alla scoperta dei vicoli saraceni di Forio. Già, perchè, alle spalle della fontana di Piazza Matteotti comincia un fittissimo dedalo di viuzze con diramazioni quasi in ogni parte del paese.

Via Sant’Antonio Abate; via Casa Patalano; via Costantina; via San Giovanni; vico Albergo; via Vecchia; via Casa Di Maio; via II Casa di Maio; via Cesare Piro; via basso Cappella; via Peschiera; via Funno; via Gaetano Morgera; vico I Pero; Vico II Pero, vico Schiano ecc. sono il singolare esito urbanistico di secoli passati a “prender le misure” ai terribili pirati turchi.

Questi vicoli, infatti, si sviluppano tutti attorno alle torri disseminate nel paese. Le torri – in primis il Torrione – oltre ad avere funzione di avvistamento, erano anche i luoghi in cui ci si rifugiava e da dove si organizzava la prima resistenza con pietre, pece e fuoco. Le stradine circostanti servivano perciò a disorientare i pirati in modo da garantirsi un minimo vantaggio di tempo per la fuga.

Non c’è solo questo, però. I vicoli saraceni presentano molte soluzioni architettoniche comuni a tante altre località del Mediterraneo. Archi, superfetazioni, mura alte e spesse che servivano – e tuttora servono – a celare cortili e, in più di un caso, veri e propri orti domestici. In verità, più che nascondere, le mura alte e le strade strette servono a proteggersi da due nemici assai temibili, oggi come allora: il vento e la salsedine.

Agenti atmosferici da cui era necessario salvaguardare le colture di stagione, fondamentali nell’economia domestica dei foriani. E qui veniamo a un altro aspetto interessante: mentre i vicoli a ridosso sul mare – vico Torrione, vico Soprascaro e Rione Pescatori – fungevano da ricovero per gozzi e piccole imbarcazioni, le stradine alle spalle del centro storico svelavano la prevalente identità contadina degli abitanti di Forio, storicamente più dediti all’agricoltura che alla pesca.

Differenze che non vanno enfatizzate oltremodo, trattandosi di un’isola, ma che sono utilissime alla comprensione del “genius loci” di Forio e dell’isola d’Ischia. Per molti anni, prima che la grande distribuzione prendesse il sopravvento, questi vicoli brulicavano anche di botteghe e attività artigiane. Oggi purtroppo non è più così, anche se c’è un’associazione (Associazione Vicoli Saraceni) che con impegno e passione prova a valorizzare i luoghi conservandone, per questa via, anche la memoria.

Magia dell’isola d’Ischia!

 

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